Una tecnica induttiva triste

Quando si approssimano le elezioni diventa evidente più che in altri contesti l’uso e l’abuso di una tecnica induttiva piuttosto insidiosa che vale la pena comprendere. Questa tecnica è molto efficace se si vuole acquisire il consenso emotivo; forse Robert Cialdini la potrebbe inserire fra i suoi principi di persuasione, anche se la sua caratteristica non è di persuadere in una direzione specifica, ma piuttosto di indurre un avvicinamento emotivo alla propria causa/persona. È una tecnica di cui si fa largo uso in molti schieramenti politici, se non in tutti. L’articolo va quindi preso come un’analisi della struttura e non vuole andare né pro né contro alcuna idea politica: è piuttosto uno stimolo alla riflessione e al ragionamento. Questa tecnica è conosciuta come damaging quotation, citazione dannosa, volgarmente detta ‘gettare fango’. Analizziamo come e perché funziona.

Confronto

Tra i principi che stanno alla base di questa tecnica c’è quello del confronto. Il cervello quando può ragiona in modo molto semplice; del resto, perché sprecare energia? Mettiamo il caso di dover comprare un solo vestito fra tanti: cosa potrebbe succedere a molti di noi? Iniziamo a fare dei confronti per scegliere, e dato che i parametri di confronto sono tanti, l’operazione può richiedere molto tempo. Non è così?

Cosa scegliere fra una maglietta, un jeans, una camicia, un maglione, una giacca o un paio di scarpe? E quale fra i differenti colori, prezzi, tagli ecc? – Sulla base di questo principio nasce allora la semplificazione al confronto, si mette cioè in evidenza un aspetto specifico in un numero limitato di scelte.  Cosa succederebbe se dovessimo scegliere fra solo due categorie? Maglietta o scarpe? E cosa potrebbe succedere ancora se dovessimo prendere la decisione sulla base di un solo argomento di confronto? Questa maglietta, rossa o nera?

È  intuitivo che questa semplificazione della scelta è molto comoda, e infatti quando può il cervello l’adopera. Bene, questo è il primo principio su cui si basa la tecnica comunicativa della damaging quotation. Il gettar fango su qualcuno/qualcosa pone l’attenzione proprio sul ‘fango’ e in questo modo focalizza il confronto su un solo argomento. Le categorie di scelta diventano poi a quel punto semplicissime: con il fango o senza?

Ecco un esempio.

Guarda il comportamento deplorevole del mio avversario!” – la domanda indotta è: sceglieresti di votare chi ha comportamenti simili, o chi non li ha?

Il primo che lancia la pietra non ha il sasso in mano

Il secondo principio su cui si basa questa tecnica è una presupposizione molto efficace. Essa funziona grosso modo così: se io sono contro un certo comportamento, è evidente (presupposto) che non ho quel comportamento! – Potrei mai andare contro qualcosa che io stesso adopero oppure ho adoperato?  Siamo logici!

Questa è una doppia vincita per chi mette in campo la damaging quotation: non solo induco uno schieramento, un aut aut tra A e B,  col fango oppure senza fango, bensì presuppongo anche che questa distinzione esista. Quindi, tornando al nostro esempio, quale sarebbe la domanda che ci si dovrebbe fare per scavalcare questa presupposizione?

Di fronte all’affermazione “Guarda il comportamento deplorevole del mio avversario!”  la domanda da porsi è: questo comportamento è mai stato tenuto dalla persona o dal gruppo che getta questa denuncia? Per fortuna molti arrivano a porsi questa domanda e riescono ad evitare l’insidia messa della presupposizione. Per lo più sono persone con una propria consapevolezza sull’argomento (o una identità politica). A questo punto entra in gioco un altro principio per sviare tale sensata reazione.

 

Accentratore emotivo

Una damaging quotation funziona tanto meglio quanto più alto è l’attacco sui valori.  Questo avviene per due motivi. Il primo è la monopolizzazione dell’attenzione, l’effetto WOW. Grosso modo come quando guardi un’immagine dove al centro è posizionato qualcosa che attira fortemente la tua attenzione e perciò non ti accorgi di quello che sta intorno. Allo stesso modo quando mostri una argomentazione shockante, scandalosa, fortemente riprovevole, la reazione emotiva è immediata e lascia poco spazio alla riflessione logica. Il secondo motivo è legato all’insidia della riprova sociale.

 

Riprova sociale

La riprova sociale è il meccanismo attraverso il quale tendiamo ad essere d’accordo con l’opinione del maggior numero di persone. Questo meccanismo è tanto più forte quanto meno si possiede un proprio specifico punto di vista: tuttavia i test dimostrano che ciò influenza e intacca anche le scelte di chi è convinto della propria idea (vedi l’esperimento sul conformismo di Solomon Asch). La riprova sociale aiuta le damaging quotations nel momento in cui viene enunciato un valore al quale la maggior parte della popolazione è allineata: salute, sicurezza, libertà, famiglia ecc.  – Vuoi proprio essere tu la persona che solleva degli interrogativi su argomenti così delicati? Rischi di sollevare un vespaio, ti conviene lasciar correre! –

Guarda il comportamento deplorevole del mio avversario!! È una minaccia per la salute, la sicurezza e la libertà di tutti!!”

 

Assenza di contenuti

Ecco quindi che arriviamo alla parte più bassa di questa tecnica comunicativa: la decontestualizzazione dei contenuti. Il fatto di portare l’attenzione su un livello emotivo spinge le persone a fare una scelta emotiva e non razionale. Una scelta razionale prevederebbe  alcune domande: questo comportamento corrisponde al vero? Questo comportamento fa parte anche di chi lo denuncia?

E prima fra tutte, la domanda più importante, quella che porta utilità e valore aggiunto, quella che in tutti i modi una damaging quotation cerca di evitare: Va bene, dici questo del tuo avversario, Ma in che modo pensi di contribuire tu allo sviluppo sociale? Cosa farai? Come lo farai? Quali sono i tuoi contenuti?

Spero che questa riflessione sia utile ogni volta che ci si trova di fronte a una  damaging quotation, perché non importa chi la fa, l’importante è saperla riconoscere per quello che è: una tecnica induttiva triste.

Continua…

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