Principi del Coaching

Il Coaching si occupa dello sviluppo della persona adulta, intesa come acquisizione di nuove risorse, superamento di interferenze interne, ed espressione delle proprie capacità, tutto questo con il fine di portare il coachee (il cliente) dallo stato in cui si trova, allo stato desiderato: da un punto “A” ad un punto “B”.  La domanda che più è interessante è: come fa a farlo? Per spiegarlo in modo semplice iniziamo con il presupposto che ogni individuo è unico ed’è la somma di ciò che ha appreso attraverso le sue esperienze dirette e indirette: ciò di cui ha avuto esperienza diretta; ciò che gli è stato trasmesso dalla vicinanza con altre persone; e ciò che ha assorbito dagli ambienti che ha frequentato.  Ad esempio, il libro che studio, quello che mi trasmettono famiglia, scuola, lavoro, amici e quello che mi trasmette il quartiere e il paese dove vivo. La somma di tutte queste esperienze dirette e indirette rendono un individuo unico nel suo pensiero, nel suo carattere  e nella sua identità. Dentro questo reticolo esperienziale l’individuo agisce con percorsi fissati dalle abitudini, dalle convinzioni, dalle credenze e dai valori. Comportamenti e processi di pensiero sono adattati alle esperienze avute. Può capitare che questo reticolo abbia anche percorsi contrastanti, frutto di molteplici esperienze divergenti, e che la persona faccia fatica a scegliere un percorso piuttosto che un altro. In queste circostanze l’individuo si sente confuso, non percependo quale percorso sia il più funzionale, si trova nella difficoltà di seguire uno o l’altro comportamento, rimanendo bloccato o ritornando indietro sulle proprie scelte. Una persona che si trova in questo ingorgo, creato dalle molteplici esperienze contrastanti, non progredisce verso il suo obiettivo e si ritrova sempre al punto di partenza. Facciamo qualche esempio per fare chiarezza.

Esempio in ambito sportivo

Sul piano sportivo, ad esempio, un giocatore può avere la forte convinzione di possedere le capacità per vincere una gara, e l’altrettanta forte convinzione che ogni errore nel gioco lo allontani dalla vittoria. Come si sentirà il giocatore che commette un errore di gioco, nel caso in cui la prima convinzione sovrasti la seconda? – il sentirsci pienamente padrone delle capacità per vincere. E dopo il medesimo errore invece, come si sentirà il giocatore la cui seconda convinzione sovrasta la prima? – l’essere fermamente convinto che ogni errore di gioco ha ripercussioni importanti su tutta la gara. E in fine, come si sentirà il giocatore le cui due convinzioni si sovrappongono e si alternano l’una all’altra senza che nessuna delle due predomini? In tutti e tre i casi abbiamo l’insorgere di alcune emozionalità, (sicurezza, frustrazione, anisa) quali di queste possono aiutare il giocatore a vincere, e quali invece lo distraggono dalla espressione completa delle sue capacità?

Esempio in ambito di vita personale

Quello che è vero in ambito sportivo è altrettanto vero in ambito personale, facciamo un altro esempio. Mettiamo caso che una persona sia cresciuta con una forte intolleranza verso gli errori, processo formato da una serie di esperienze dirette e indirette. L’individuo adotta una serie di comportamenti funzionali a limitare la possibilità di fare errori. La stessa persona può avere anche la convinzione funzionale che con l’impegno e la determinazione si può arrivare ad ottenere i risultati desiderati. Questi due processi di pensiero possono essere sinergici in molte circostante, tuttavia come potrebbe sentirsi la persona di fronte alla necessità di dover chiudere un grosso progetto in poco tempo? O di dover gestire un problema familiare improvviso? Una parte di sé lo spingerebbe a ritenere la cosa infattibile, in quanto sarebbe impossibile assicurarsi la sufficiente sicurezza per evitare errori, un’altra parte di sé lo potrebbe a metterci ancora più impegno e determinazione per arrivare al risultato. Se le esperienze della persona sono così radicate e fisse da impedire di abbandonare una convinzione a favore dell’altra, ecco che siamo di nuovo in stallo, l’individuo è incapace di agire o agirà con debolezza ripensando in continuazione alla convinzione contrastante.

Esempio in ambito lavorativo

Le scelte di un manager guidano e condizionano molte persone, è assolutamente importante che un manager non cada in circuiti bloccanti o contrastanti, facciamo un esempio anche qui. Mettiamo caso che un manager con un piccolo team di cinque persone, abbia acquisito eccelse doti di problem solving, e che sia diventato punto di riferimento per la sua capacità di dare soluzioni e direttive. Nel caso in cui lo stesso manager avesse anche acquisito attitudini accentrative, il team andrebbe avanti velocemente, il manager attirerebbe verso di sé i problemi, e velocemente fornirebbe soluzioni e direttive. Ma cosa potrebbe succedere se il team passasse da 5 a 25 persone? Come può il manager continuare ad essere funzionale mantenendo entrambe le attitudini comportamentali? E’ evidente che l’unica soluzione per mantenere l’azienda efficiente è che il manager abbandoni una delle due convinzioni modificando così anche i comportamenti.

Cambiare i comportamenti

In tutti questi tre esempi siamo di fronte alla situazione in cui l’individuo deve essere in grado di abbandonare una convinzione (fissata negli anni dalle esperienze) per poter cambiare i comportamenti ed arrivare al risultato desiderato. Quando una convinzione è profondamente radicata nella mente è molto difficile accorgerci della sua presenza in quanto non è percepita come una scelta all’interno della realtà, bensì la realtà stessa.  Cambiare una convinzione di questo tipo, richiede inoltre all’individuo uno sforzo enorme dato dallo stravolgimento dei punti dei riferimento adottati fino a quel momento. Eccoci dunque arrivati al nocciolo della questione: cosa fa un Coach? Il Coach prende consapevolezza del reticolo esperienziale della persona, e lo spinge curva, dopo curva, a scegliere percorsi alternativi fino al raggiungimento dell’obiettivo. E come fa a farlo?  Gli strumenti del Coach sono domande selezionate e impachettare in quasi 40 anni di esperienze capaci di scavalcare le resistenze, o creare ponti per prendere coscienza di percorsi alternativi, e stimolare in questo modo alla azione. Il Coach fa scegliere azioni differenti al cochee, azioni che spesso sono già presenti dentro il reticolo esperienziale della persona. Azioni differenti portano a risultati differenti, in questo caso alla situazione desiderata.

Principi della PNL

Probabilmente sulla PNL, Programmazione Neuro Linguistica, c’è ancora più confusione rispetto a quanto ce ne sia sul coaching, cercherò quindi di affrontare l’argomento con quanta più chiarezza possibile. La PNL si occupa di studiare le struttura dietro ai processi di pensiero e di comportamento, e come questa influisca sulla vita quotidiana. Per arrivare a comprendere questa struttura, la PNL analizza i singoli comportamenti e la linguistica, utilizza cioè un approccio inverso: dalla superficie (i comportamenti e l’espressione linguistica) alla profondità (struttura dei processi). Un processo può essere ad esempio una strategia decisionale, la risposta comportamentale ad un avvenimento, o la rappresentazione interna di un fatto. Potremmo riassumere tutti i processi come attitudini o scelte preferenziali automatiche, ognuna di esse è l’espressione visibile di una via neurale di preferenza. La PNL però non studia il sistema neuronale a livello biologico, si limita ad analizzarne le espressioni visibili.

Facciamo un esempio

Consideriamo due professori di storia con competenze formali equipollenti, entrambi con gli stessi anni di insegnamento alle spalle, entrambi insegnanti nel medesimo contesto scolastico e rivolti alle stesse tipologie di studenti. Uno dei due professori è in grado, mediamente, di far apprendere agli alunni molti più contenuti rispetto all’altro. Che cos’è che fa la differenza? La risposta sta in una struttura di comportamenti perfettamente funzionali e interconnessi, questi potrebbero essere ad esempio: le modalità con cui il professore gestisce il tempo all’interno dell’ora didattica, le modalità in cui interpreta i comportamenti degli studenti, oppure anche le modalità con cui auto-giudica il proprio lavoro. Esistono molteplici comportamenti che sono “le differenze, che fanno la differenza”, la PNL studia questa struttura di comportamenti per delinearne la funzionalità o disfunzionalità in contesti specifici. Il principio che sta alla base della PNL è che ogni espressione comportamentale ha una struttura e che questa struttura influirà in modo positivo o negativo sul raggiungimento dei risultati in funzione della sua adeguatezza specifica. Ciò che un tempo era la semplice espressione di un talento spontaneo, diventa con la PNL qualcosa di strutturato, una struttura di processi determinati e assimilabili. Anche in questo caso arriviamo alla domanda più importante: come fa a farlo? Come fa la PNL a far acquisire comportamenti funzionali a chi non li detiene?

La conoscenza non basta

Lo sola conoscenza di quali siano i comportamenti funzionali da sola non è sufficiente. Ad esempio non sarà sufficiente fare notare ad una persona, che svegliarsi di notte per mangiare il gelato, è un comportamento disfunzionale per dimagrire. Allo stesso modo non sarà efficace suggerire all’imprenditore, che avvalersi di un consulente anche quando l’azienda va bene, sia un comportamento funzionale . Anche in questo caso, per acquisire il nuovo comportamento si deve passare attraverso un processo esperienziale, immaginato e/o fisico. Solo in questo caso si sviluppano, o si evidenziano, nuove interconnessioni neuronali. Le resistenze ad abbandonare il vecchio comportamento tuttavia sono molteplici e forti, è quindi necessario disegnare il percorso esperienziale in modo esperto. Qui entra in gioco la linguistica e la capacità del cervello di attivare risposte fisiologiche e chimiche anche solo con la rappresentazione immaginata della realtà. Sono degli esempi il parlare di cibo, che può stimolare l’appetito, l’udire una canzone, che può stimolare piacevoli ricordi, oppure la visione di un film coinvolgente, che può indurre una emotività specifica. In tutti questi casi una esperienza indiretta che stimola reazioni fisiologiche reali.  Le rappresentazioni interne delle esperienze sono un elemento fondamentale della PNL. Le parole in particolare possono stimolare rappresentazioni di immagini, di ricordo o di fantasia, e di conseguenza attivare le risposte biochimiche dell’organismo.

La PNL quindi, si avvale della linguistica sia come metodo per esplorare l’esperienza soggettiva di un individuo, sia come metodo per indurne un ampliamento esperienziale tale da generare nuovi processi e nuovi comportamenti.