Espansione e confusione

Nel momento in cui è emersa la necessità di formare la persone oltre che nella specifiche competenze tecniche, anche nelle attitudini comportamentali, relazionali e di pensiero, si è aperto un vaso potenzialmente senza confini. Sono così emerse numerosissime figure di supporto, figure che in qualche modo sono andate a colmare le richieste settoriali. Primi fra tutti i consulenti, figure fra il tecnico e l’attitudinale, consulenti del lavoro, dello sport, dello spettacolo, del business, della immagine, del benessere, e via dicendo.  Successivamente, i motivatori,  i facilitatori, i mentoring, i consuelor, i PNL-isti e i coach. E fra quest’ultimi i mental coach, i parent coach, i financial coach, i beauty coach, i career coach ecc ecc.

Sì tanta confusione, dovuta a una sproporzione tra la velocità dell’incremento della richiesta e la velocità di strutturazione della domanda. Chi in fondo non vorrebbe un allenatore personale che lo prepari a raggiungere i propri obiettivi lavorativi e personali? In mancanza di una figura professionale ben definita chiunque può avviare una attività di supporto e farsi chiamare coach, consulente o formatore. Questa veloce espansione ha portato ad una confusione disorientante e degradante. Disorientante per il cliente che non sa più a chi rivolgersi e chi ha davanti; degradante per il professionista che ha investito molti anni di studio, migliaia di euro per formarsi e infinite ore di allenamento, per poi trovarsi alla fiine in un calderone di arti e mestieri senza regole.  Del resto c’è poco da stupirsi, questo è il naturale processo che precede la standardizzazione di un prodotto innovativo come il settore della formazione comportamentale. E’ stato così  nell’artigianato, nell’informatica, nell’intrattenimento, prima delle regole e dei certificati che attestino un servizio conforme a standard nazionali e internazionali, il servizio che lo precede è un calderone eterogeneo.

Regolare una disciplina emergente

Nel tempo e nella storia, le prime figure indipendenti di formazione esclusiva ai processi comportamentali hanno iniziato a diffondersi in maniera massiva intorno agli anni ’70, in America, da lì i passi per regolamentare queste discipline sono stati molti e ancora oggi ce ne sono da fare. Vediamoli insieme.

1995 – Foundation of ICF

Nel 1995 in America, dopo 25 anni dalla nascita delle prime figure professionali, viene fondata la Federazione Internazionale del Coaching, la prima organizzazione dedicata al coaching nel mondo. Lo scopo dell’organizzazione è fare ordine e chiarezza fra le figure professionali unendo sotto un unico comun denominatore i professionisti del coaching. Nel 1999, dopo quattro anni, ICF  inizia a certificare i percorsi professionali e nel 2005 i percorsi raggiungono uno standard riconosciuto a livello internazionale. Nello stesso anno ICF  viene invitata a far parte delle AI (Associazioni Internazionali).  La ICF-Italia viene fondata invece nel 2002.

2002 – Master all’Università di Sidney.

Nel 2002, il Coaching viene integrato per la prima volta in un percorso universitario, l’università di Sidney propone un Master post Laurea sulla scienza della psicologia del Coaching. Il percorso didattico si basa sullo studio delle teorie e delle tecniche su cui è provata la funzionalità del Coaching, nuove teorie cognitivo-comportamentali, l’approccio solution-focused (focalizzato sulle soluzioni), le teorie e le tecniche dei cambiamenti comportamentali e dell’autocorrezione.

2003 – European Coaching Conference

Nel 2003, la ICF organizza a Stresa, nel territorio italiano, la Conferenza Europea sul Coaching. Questo enorme evento riunisce quarantadue relatori da tutto il mondo in quattro giornate di conferenze sul coaching. Le tematiche sono numerose, spaziano dagli aspetti etici della professione, agli impatti economici; dai nuovi studi sull’intelligenza emotiva, agli importanti casi di successo aziendale. Questo importante evento porta in Italia una nuova luce sulla professione del Coach e lubrifica gli ingranaggi delle normative italiane.

2004 – PNL terapeutica all’Università

Nel Marzo del 2004 il MIUR (Ministero dell’Istruzione Universitaria e della Ricerca) riconosce all’Università di Bari il primo corso di specializzazione in psicoterapia attraverso l’uso della PNL. “ SCUOLA di SPECIALIZZAZIONE QUADRIENNALE in PSICOTERAPIA PNL-t” .Viene riconosciuto in questo modo il contributo e l’integrazione della PNL nell’ambito psicoterapeutico, dal quale del resto aveva avuto origine. Questo riconoscimento accademico è un passo importante per l’accreditamento scientifico della Programmazione Neuro Linguistica.

2013 – LEGGE 14 gennaio 2013, n. 4

Dieci anni dopo la conferenza di Stresa, viene emessa la legge numero 4/2013 per redigere le disposizioni in materia di professioni non organizzate . Le professioni “non organizzate” sono le professioni prive di albo, con questa legge si inizia a dare un inquadramento a tutte quelle attività professionali che non hanno un proprio albo di riferimento. Fanno parte di questa categoria insieme ai coach, gli osteopati, i chiropratici, i consulenti aziendali, gli archeologi, i traduttori-interpreti, i mediatori, i cantanti lirici, e molti altri. La volontà di questa legge sono quelle di tutelare la clientela promuovendo la nascita di associazioni professionali che diano forma a standard qualitativi e codici di condotta dei propri iscritti, nonché un controllo sul conseguimento di una formazione continua. Le associazioni, riconosciute fin ora dal ministero dello sviluppo economico sono più di una e tutte rilasciano attestati di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci, eccole: I.C.F. – International Coach Federation Italia – 2002 A.I.C.P. – Associazione Italiana Coach Professionisti – 2009 A.Co.I. – Associazione Coaching Italia – 2010 Esistono altre associazioni, in fase di riconoscimento o non riconosciute e  tutte hanno dei requisiti minimi di accesso e regolamenti interni specifici. L’iscrizione a una associazione non è obbligatoria per svolgere l’attività professionale, tuttavia rimane una garanzia di controllo di qualità, professionalità e di aggiornamento continuo. Puoi controllare le associazioni riconosciute dal ministero economico nella pagina delle Professioni non organizzate in ordini o collegi, oppure cliccando QUI Ultima nota è che il coach professionista può anche iscriversi ad altre associazioni tangenziali, purché ne abbia i requisiti, come ad esempio quelle dei formatori.

2015 norma UNI11601:2015

Nel novembre del 2015 viene pubblicata la prima normativa che da una definizione univoca alla figura professionale del Coach e delinea le caratteristiche e i requisiti del servizio offerto. E un momento importante che stringe sempre di più il cerchio della chiarezza e professionalità.